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Palazzo Alliata
Luogo
Il complesso edilizio noto come Palazzo Alliata si trova nel quartiere di Chinzica, sulla riva sinistra dell’Arno fra le chiese di Santa Cristina e di Santa Maria Maddalena, oggi Lungarno Gambacorti. Nei secoli XI e XII l’area tra le due cappelle fu interessata da un forte sviluppo urbano. Qui vi erano i due nuclei edilizi distinti che poi, una volta accorpati, dettero vita al palazzo. Numerose torri, case e casetorri in questa zona sono menzionate nei documenti d’archivio già tra XI e XII secolo. Un intenso sfruttamento edilizio messo bene in luce dai recenti scavi archeologici nei pressi della chiesa di Santa Cristina. Edifici dalle caratteristiche chiaramente signorili che rimandano all’ambiente dell’aristocrazia mercantile pisana del primo periodo comunale (XII secolo). Importanti casate pisane possedevano, infatti, immobili nella zona intorno alla chiesa citata: i Marignani, i Sismondi e i Del Cane sono attestati nella documentazione già nel 1150-51, nel 1185 e nel 1196-97. Il Duecento rappresenta il momento di massima espansione demografica ed edilizia della città. Si verificò allora un’autentica corsa alla conquista degli spazi lungo le arterie principali della città. Proprio per questo si diffuse in quel periodo il fenomeno degli accorpamenti edilizi e dello sfruttamento di muri comuni. Sul fronte del lungarno si concentravano gli immobili della grande aristocrazia mercantile, che aveva interessi diretti nel commercio marittimo, mentre nelle vie interne tendevano a collocarsi le botteghe dei piccoli e medi mercanti, dei notai e degli artigiani.
Anche il Palazzo Alliata ebbe origine, come gran parte dei palazzi pisani dei Lungarni, dall’accorpamento di diverse strutture preesistenti, in questo caso fondamentalmente due nuclei edilizi. Il palazzo passò attraverso varie trasformazioni architettoniche e stilistiche fino alla conclusiva sintesi formale e strutturale avvenuta nel Seicento. Questo complesso processo di accorpamento prese l’abbrivio sul finire del Duecento, proseguì nel secolo successivo e ancora nel Cinquecento, quando alcuni corpi di fabbrica furono uniti agli altri così da poter intervenire sui solai, sulle scale di accesso e sule facciate per dare unità formale al complesso.
La famiglia Alliata giunse a Pisa probabilmente intorno alla metà del Duecento, dalla vicina località di Calcinaia, dove già occupava una posizione sociale di rilievo. Gli Alliata furono quindi protagonisti di una rapida ascesa economico-sociale grazie ai traffici marittimi e agli investimenti in Sardegna, in particolare ad Iglesias e Cagliari. Furono anche protagonisti di un’intensa partecipazione alla politica, ma soprattutto seppero intessere una fittissima rete di rapporti mercantili e finanziari, e anche di amicizia a livello internazionale, in particolare con mercanti catalani. Dopo la caduta della città in mani fiorentine, gli Alliata, come molte altre grandi famiglie pisane, preferirono trasferirsi all’estero, con uomini, merci e capitali. Meta preferita di molte casate pisane fu allora la Sicilia, dove da secoli i Pisani avevano grossi interessi mercantili e finanziari. Così, agli inizi del Quattrocento, numerosi esponenti degli Alliata presero la via di Palermo, dove prosperarono grazie ai commerci, alle attività bancarie, ma anche grazie ai vasti feudi e alle importanti cariche amministrative e onorifiche che ottennero. Gerardo, ad esempio, oltrechè mercante e proprietario di feudi, fu giurista e protonotaro del Regno nel 1455, mentre Giacomo, barone di Castellammare dal 1494, fu maestro razionale, collaboratore stretto del viceré Ugo Moncada.
Gli Alliata di Sicilia mantennero rapporti con la città natale, dove continuavano a risiedere diversi rami della famiglia, non tutti prosperi come un tempo, ma nel complesso sempre di notevole rango, come testimoniano le cariche politiche, i rapporti con gli enti ecclesiastici, l’estensione del patrimonio fondiario. Gli Alliata contavano diversi membri tra i priori, avevano rapporti con l’Opera della Primaziale e con l’Ordine di Santo Stefano. Nel 1623, ad esempio, Giovanni Filippo di Gherardo entrò tra i Cavalieri dell’Ordine. Una indovinata politica matrimoniale permise alla famiglia di incrementare il patrimonio fondiario, soprattutto in direzione della Maremma. Così le nozze tra Ascanio Tommaso Alliata e Maria Elena Campiglia, celebrate nel 1720, portarono all’acquisizione di vaste tenute maremmane. Nel 1782 il granduca Pietro Leopoldo concedeva a Francesco Alliata una commenda dell’Ordine di Santo Stefano.
- G. Nencini, F. Redi, M. Tangheroni, Il Palazzo Alliata. Un restauro-riuso sui Lungarni pisani, con una prefazione di G. Klaus Koenig, Pisa 1982
- M. Tangheroni, Gli Alliata, tesi di laurea discussa con il prof. Alberto Boscolo presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Cagliari
- M. Tangheroni, Gli Alliata. Una famiglia pisana del Medioevo, Padova 1969
- M. Tangheroni, Politica, commercio, agricoltura a Pisa nel Trecento, Pisa 1973