Piazza Dante

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piazza danteScavi archeologici condotti in un recente passato hanno messo in luce i resti di una villa romana di epoca augustea nell’area dell’attuale Piazza Dante. La presenza di questa villa (domus) attesta dunque che questa zona della città, prossima al fiume, era abitata fin dall’Età Antica.
Sono state trovate inoltre tracce di una strada costruita in epoca medievale, tra l’VIII e il X secolo e ripavimentata per ben tre volte nei secoli seguenti tra il Mille e la metà del Duecento. Vicino alla via si trovava anche una chiesa, poi scomparsa, intitolata a Sant’Isodoro e costruita su due livelli: una loggia aperta al piano terra, e una sala di culto al piano superiore. La chiesa possedeva inoltre un’area cimiteriale. Nei pressi della strada sono state rinvenute inoltre le fondamenta di due abitazioni risalenti a prima del Mille. La strada, la chiesa, le case stanno a testimoniare una persistenza dell’insediamento abitativo in questa parte della città per tutto il Medioevo, in particolare dall’XI secolo in poi, quando Pisa sperimentò una straordinaria crescita economica e demografica in conseguenza dell’espansione marittima e commerciale nel Mediterraneo.

Tuttavia, bisogna pensare che la piazza in sè è una novità risalente solo al Trecento, e ancor più all’epoca di Lorenzo il Magnifico quando, nella seconda metà del Quattrocento, il signore di Firenze fece collocare in quell’area il nuovo Studio Pisano, l’Università. Fino al Trecento la piazza in pratica non esisteva, essendo la zona occupata da una fitta maglia di case, torri e case-torri, poi trasformati in palazzi nel Rinascimento e in Età Moderna. Nel 1339 presso la parrocchia di Sant’Ilario il Comune procedette ad una serie di espropri per aprire una nuova Piazza del Grano, dotata di portici e pavimentata a mattoni, che ospitava 22 botteghe. La nuova piazza era destinata a sostituire quella già esistente presso San Clemente, vicino al Ponte di Mezzo, dove si teneva il mercato dei cereali. Entrambe le piazze erano di proprietà dell’Opera del Duomo, le cui entrate consistevano per in gran parte nei proventi fiscali sul commercio dei grani. La piazza subì poi una decisiva trasformazione al tempo della dominazione fiorentina, sia sotto Lorenzo il Magnifico che nel Cinquecento. L’unificazione dello Studio fiorentino e di quello pisano, entrambi collocati a Pisa, portò alla costruzione di un palazzo destinato ad ospitare l’Università, invero uno dei capolavori dell’architettura rinascimentale a Pisa, di matrice brunelleschiana, insieme allo Spedale dei Trovatelli e al palazzo arcivescovile.

Nel 1472 iniziò dunque l’opera di riconversione della piazza da luogo di mercato delle granaglie a sede dello Studio. I lavori si concentrarono tra il 1486 e il 1494, anno in cui vennero comprati gli edifici intorno a Piazza dei Porci, attuale Piazza delle Vettovaglie, consentendo finalmente la costruzione di una nuova, terza Piazza del Grano, trasferita definitivamente in quell’area. Nel 1494 il piano terreno della Sapienza era ultimato e i corsi universitari poterono iniziare nel collegio anche se vi erano ancora presenti dei magazzini (almeno uno del sale). Ma naturalmente la ribellione pisana al dominio fiorentino e la lunga guerra che ne seguì causarono un’interruzione e i lavori ripresero solo nel secolo successivo.

Fu soltanto nel 1543 che ebbe termine la costruzione dell’intero edificio, grazie all’intervento del duca Cosimo I de’ Medici.

 

 

 

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Bibliografia: 

- M. Pasquinucci, Pisa romana, in Pisa e il Mediterraneo: uomini, merci, idee dagli Etruschi ai Medici, a cura di M. Tangheroni, Catalogo della mostra di Pisa (13 settembre-9 dicembre 2003), Milano 2003, pp. 81-85
- G. Garzella, Pisa com’era: topografia e insediamento: dall’impianto tardoantico alla città murata del secolo XII, Napoli 1990
- F. Redi, Pisa com’era: archeologia, urbanistica e strutture materiali (secoli V-XIV), Napoli 1991
- E. Tolaini, Le città nella storia d’Italia: Pisa, Roma-Bari 1992

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