L’Ordine dei cavalieri di Santo Stefano

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Nel 1561 Cosimo I de’ Medici istituì il sacro e militare Ordine dei cavalieri di Santo Stefano, intitolato al santo patrono del giorno in cui Cosimo aveva sconfitto i suoi nemici nella battaglia di Montemurlo (2 agosto 1554). La creazione di questo ordine avrebbe dovuto favorire, secondo gli ambiziosi progetti del futuro granduca (lo diverrà per bolla papale solo dal 1569), la creazione di una forza militare marittima, fedele alla causa dinastica e capace di riequilibrare i poteri europei sul Mediterraneo a vantaggio di Firenze.

La base navale dell’Ordine venne inizialmente posta a Cosmopoli (l’antico nome di Portoferraio) ove rimase per un quarantennio prima di essere definitivamente trasferita a Livorno, città quest’ultima al centro di grandiosi interventi edilizi ed architettonici per ordine di Ferdinando I. Il potenziamento del porto di Livorno, non solo come scalo mercantile, ma anche come base militare, rientrava perfettamente nell’ambito di questi progetti. Nel corso di un ventennio Livorno divenne la base della marina da guerra mediceo-stefaniana. Il porto fu progressivamente dotato di arsenali per le galere, situati accanto alla darsena, e di magazzini. A cavallo tra il Cinque e il Seicento si realizzò, inoltre, un “bagno delle galere”, un’enorme struttura quadrangolare, dotata di cisterna e di pozzo, di un ospedale e di una “spezieria”, dove potevano alloggiare gli ufficiali, gli equipaggi e gli schiavi.

L’Ordine fu senz’altro creato da Cosimo sul modello del più famoso e più potente Ordine dei Cavalieri di Malta, che aveva però origini ben più antiche. Appena un decennio dopo la creazione dell’Ordine di Santo Stefano, si svolse una delle più grandi battaglie navali dell’Epoca Moderna, quella di Lepanto (1571), che vide affrontarsi le flotte cristiane, e tra queste furono anche le galere stefaniane, contro quelle turche.

Per dotare l’istituzione di una sede prestigiosa, centro delle attività organizzative e dell’addestramento dei futuri cavalieri, i Medici promossero un piano architettonico molto ampio che dette un volto nuovo alla Piazza dei Cavalieri, già Piazza degli Anziani o delle Sette Volte. Alla fine del 1561 Cosimo I incaricò l’architetto Giorgio Vasari della ristrutturazione e costruzione degli edifici destinati ad ospitare le istituzioni dell’Ordine. Nucleo centrale della cittadella stefaniana furono il Palazzo della Carovana e la Chiesa dei Cavalieri, con in mezzo la statua del granduca, opera di Pietro da Francavilla (1596). L’intento propagandistico-politico era palese: ai simboli dell’antica libertà e potenza del Comune pisano si sostituivano i nuovi monumenti del potere mediceo. Questo nuovo linguaggio ideologico si manifestò con una particolare attenzione a celebrare, attraverso la scelta figurativa ed architettonica, un duplice significato simbolico: da una parte l’Ordine di Santo Stefano come baluardo e supremo difensore della cristianità; dall’altra la dinastia medicea, quale fondatrice dell’istituzione stessa.

La Marina stefaniana, al centro di continue operazioni di guerriglia sui mari, ma anche responsabile di azioni rapide sulle coste della Barberia (corrispondenti oggi ad Algeria, Tunisia e Marocco), seppe garantire per tutta l’età medicea l’assolvimento dei compiti per i quali era stata creata: proteggere i traffici mercantili toscani con azioni difensive ed offensive perpetrate ai danni dei pirati barbareschi ed ottomani, predando ai nemici e tutelando traffici e naviganti cristiani.
Con i Lorena, cambiate drasticamente le politiche marittime granducali, anche l’Ordine subì un pesante ridimensionamento nei propri compiti e venne investito di diverse finalità. Sospesa ormai quasi del tutto la guerra di corsa, i cavalieri stefaniani– soprattutto nelle intenzioni di Pietro Leopoldo – avrebbero dovuto piuttosto acquisire la fisionomia di una élite chiamata ad assolvere il ruolo della futura classe dirigente.

Toccherà a Napoleone, invece, con decreto imperiale del 9 aprile 1809, sopprimere l’Ordine e confiscarne i cospicui beni mobiliari, immobiliari e fondiari accumulati in oltre due secoli di attività. La “Religione” stefaniana venne ripristinata nel 1814 dal restaurato Ferdinando III, ma gli splendori di un tempo erano ormai destinati a restare solo un pallido ricordo.

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Bibliografia: 

- R. Bernardini, Breve storia del Sacro Militare Ordine di S. Stefano papa e martire dalla fondazione a oggi e dell’Istituzione dei Cavalieri di S. Stefano, Pisa 1995.
- M. Aglietti, La partecipazione delle galere toscane alla battaglia di Lepanto (1571), in AA.VV., Toscana e Spagna nell’età moderna e contemporanea, pubblicazioni del Dipartimento di Scienza della Politica della Università di Pisa, Pisa 1998, pp. 55-145

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