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Ponte a Mare
Luogo
Sebbene non si conosca la data di costruzione, Ponte a Mare doveva esistere già da tempo nel 1333, anno in cui il Consiglio del Comune ne decretò il restauro. Il ponte era conosciuto con il nome di “Ponte Novo della Degazia” (Ponte Nuovo della Dogana) o di “Ponte della Degazia del Mare”, per la prossimità alle dogane della città. Altro nome in uso era “Ponte di Ponte”, in riferimento al nome del quartiere in cui era stato costruito.
Il ponte presentava problemi di stabilità, poichè il legno di pioppo con cui era costruito era strutturalmente debole. Per questo fu abbattuto e riedificato in pietra nel 1355. Mentre il Ponte di Spina si trovava all’estremità orientale della città, il Ponte a Mare era collocato nel punto più a ovest (appunto verso la foce dell’Arno e il mare) ed era munito di catene immerse nell’acqua che impedivano il passaggio di navi e imbarcazioni che volessero risalire il fiume per attaccare la città. Alla fine del Trecento, quando gli arsenali del Comune furono progressivamente trasformati nel complesso di fortificazioni detto della Cittadella (poi Cittadella Vecchia per distinguerla dalla fortezza costruita dai Fiorentini a ridosso del Ponte di Spina), il ponte acquisì una funzione difensiva, fino ad essere chiuso ai civili dopo la conquista da parte di Firenze nel 1406.
Nel 1415 si rese necessario investire forti somme di denaro per la ristrutturazione del ponte che versava in cattive condizioni. Pare che nel 1426 lo stesso Filippo Brunelleschi dirigesse i lavori di rifacimento del ponte e della Cittadella. Alcune torrette furono allora erette sul ponte, che si trasformò definitivamente in una struttura militare quanto il Ponte della Fortezza (Ponte di Spina).
A parte il ruolo difensivo, Ponte a Mare esercitava una funzione indispensabile per la vita economica pisana, collegando le due sponde dell’Arno all’altezza degli arsenali (sulla riva destra) e del Canale dei Navicelli (sulla riva sinistra), entrambi infrastrutture essenziali per i collegamenti tra la città e il mare.
Le traversie del ponte in Età Moderna e Contemporanea.
Negli anni della ribellione di Pisa e del secondo assedio fiorentino, tra il 1494 e il 1509, il ponte venne pesantemente danneggiato dalle truppe fiorentine, tanto che non fu più possibile mantenerlo in funzione. Nel 1513 il governo di Firenze promosse importanti lavori di restauro, che si rivelarono tuttavia molto complessi e il ponte rimase praticamente inutilizzabile per più di un secolo fino a quando, nel 1634, il Granduca di Toscana decise di farlo abbattere e ricostruire interamente. Le forti correnti che si formavano in quel punto del fiume misero più volte a repentaglio la sicurezza del nuovo ponte. Nel 1768 l’arco centrale crollò e la struttura fu chiusa nuovamente ai civili.
Poco dopo l’Unità, nel 1869, una piena distrusse le cinque arcate del ponte, che dovette essere riaperto in tutta fretta. La città, infatti, disponeva allora solo di due ponti, quello della Fortezza e quello di Mezzo. Una passerella provvisoria in legno fu dunque sistemata sui pilastri rimasti in piedi, ma alla vigilia dell’inaugurazione venne abbattuta da una tempesta di libeccio. Fu questo l’ultimo episodio nella lunga vita del Ponte a Mare. In seguito il Comune fece costruire un nuovo ponte un po’ più a valle rispetto al punto in cui sorgeva il vecchio Ponte a Mare. La creazione di un nuovo asse stradale, che collegasse l’Aurelia con la città si dimostrò presto indispensabile. Nel 1878 fu così inaugurato il Ponte di Ferro, largo 5,5 m, di cui 0,75 m destinati all’area pedonale su ciascun lato. Si trattava piuttosto di una passerella percorribile anche da carrozze, che venne poi distrutta, insieme a tutti gli altri ponti, nel 1944 durante la ritirata delle truppe tedesche. Nel 1958 al suo posto fu eretto il Ponte a Mare Nuovo, tutt’oggi in piedi.