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Gli arsenali al tempo dei Medici
Luogo
Una delle prime preoccupazioni di Cosimo de’ Medici intorno alla metà del Cinquecento fu di ripristinare gli arsenali della città. L’iniziativa faceva parte di un più vasto programma di rinnovamento che includeva la realizzazione del Canale dei Navicelli per collegare il porto di Livorno con Pisa e con l’Arno, lo sviluppo della stessa Livorno come principale centro portuale e mercantile della Toscana, la fondazione dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano. Per ampliare gli arsenali repubblicani Cosimo scelse l’area compresa tra la Tersana di età comunale e la zona di San Vito, che consentiva di armare e varare in Arno galee di dimensioni maggiori. Il complesso degli Arsenali Medicei è tuttora visibile sul Lungarno nei pressi della fortezza della Cittadella. Mentre si costruivano gli otto nuovi capannoni, l’arsenale repubblicano fu destinato ad ospitare i cavalli dell’esercito. Il complesso del nuovo arsenale era imponente e la sua costruzione comportò la cancellazione del borgo di San Vito che era cresciuto nei secoli precedenti presso le mura.

Le commesse dell’Ordine di Santo Stefano e del porto di Livorno alimentavano la produzione nei cantieri medicei.
Lo sviluppo di questi cantieri attirò nuova manodopera e contribuì all’aumento della popolazione urbana. Gli arsenali lavoravano a pieno ritmo, a volte anche per soddisfare commesse di prestigio, come nel caso della “Reale”. La Reale era una nave destinata a condurre a Marsiglia nel 1600 la nipote del Granduca, Maria de’ Medici, promessa sposa di Enrico IV re di Francia. La nave, ordinata da Ferdinando I de’ Medici in persona, presentava uno scafo ricchissimo di decorazioni: tutto intagliato con figure, maschere e animali.
Nel corso del Seicento, tuttavia, una parte della produzione cantieristica fu trasferita a Livorno, dove, nel 1634, fu conclusa la costruzione di un altro arsenale nell’area della Nuova Darsena. Lo sviluppo del porto di Livorno porto con sè, infatti, come naturale conseguenza, l’apertura in loco di arsenali, officine per la riparazione di barche, navicelli e vere e proprie navi, galee da guerra o velieri mercantili. Nondimeno, fino alla metà del Settecento e alla crisi dell’Ordine di Santo Stefano una parte rilevante di queste attività aveva ancora luogo negli arsenali pisani, che avevano mantenuto viva la loro antica tradizione comunale.
- R. Mazzei, Pisa medicea: l’economia cittadina da Ferdinando I a Cosimo III, Firenze 1991
- R. Mazzei, L’economia pisana e la dinamica del commercio internazionale nell’età moderna, in Pisa e il Mediterraneo: uomini, merci, idee dagli Etruschi ai Medici, a cura di M. Tangheroni, Catalogo della mostra di Pisa (13 settembre-9 dicembre 2003), Milano 2003, pp. 293-297
- E. Fasano Guarini, Pisa nel Cinquecento mediceo. La città, il fiume, il mare, la campagna, in Pisa e il Mediterraneo: uomini, merci, idee dagli Etruschi ai Medici, a cura di M. Tangheroni, Catalogo della mostra di Pisa (13 settembre-9 dicembre 2003), Milano 2003, pp. 281-285
- E. Tolaini, Le città nella storia d’Italia: Pisa, Roma-Bari 1992