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Gli arsenali nel Quattrocento
Luogo
Alla fine del Trecento gli arsenali pisani persero tuttavia la loro antica funzione. In quegli anni la città si preparava a resistere agli attacchi dei Fiorentini, senza contare la minaccia genovese, e gli arsenali furono trasformati sempre più in strutture difensive fortificate. L’area assunse così il nome di “cittadella”. Solo dopo la conquista fiorentina del 1406, gli arsenali ripresero a funzionare a pieno ritmo, anzi furono ampliati, nella stessa zona, per poter soddisfare la richiesta di nuove galee. Le ambizioni della classe dirigente fiorentina miravano, infatti, a costituire una flotta commerciale sul modello di quella veneziana, che percorresse ogni anno le principali rotte mediterranee e perfino atlantiche, varcando le colonne d’Ercole in direzione Fiandre e Inghilterra. La nuova politica fiorentina si manifestò chiaramente con l’acquisto simultaneo nel 1421 sia di Porto Pisano che di Livorno dalle autorità genovesi. Suito dopo fu eletto un corpo di magistrati, chiamati “Consoli del Mare” (ad imitazione dei loro predecessori pisani), incaricati di dirigere i commerci marittimi.
I vecchi arsenali repubblicani furono ampliati sfruttando la darsena pre-esistente e l’esperienza della manodopera specializzata locale. La prima partenza di galee battenti bandiera fiorentina risale all’estate del 1422. Da allora fino al 1480 i convogli di galee fiorentine percorsero in lungo e in largo le rotte mediterranee e anche atlantiche, alla volta del Levante, del Maghreb, del Midi, della Catalogna, delle Baleari e oltre, lungo le coste del Portogallo, della Galizia e della Guascogna, fino a Bruges, Sandwich e Southampton.
Firenze assunse come modello di navigazione commerciale quello veneziano, diretto dallo Stato, perchè garantiva sicurezza, regolarità e anche una relativa rapidità dei viaggi commerciali. Soprattutto consentiva di organizzare secondo un preciso calendario gli scambi commerciali tra Mediterraneo orientale, Mediterraneo occidentale ed Europa del Nord. I convogli viaggiavano scortati da galee da guerra, ben munite di armi e soldati. Il calendario delle partenze e degli arrivi, così come le rotte da seguire, erano stabiliti dalla Repubblica. Per ogni viaggio, i capitani prendevano a nolo dalla Repubblica le galee, pagando una certa cifra nelle casse dell’erario, e guadagnavano con la vendita degli spazi a bordo ai mercanti e ai passeggeri.
- M. Mallett, The florentine galleys in the fifteenth century, Oxford 1967
- F.C. Lane, Le navi di Venezia fra i secoli XIII e XVI, Torino 1983
- M. Tangheroni, Commercio e navigazione nel Medioevo, Roma-Bari 1996
- O. Banti, Storia illustrata di Pisa, Pisa 2006
- I. Del Punta, I cantieri navali, in Toscani al lavoro. Le grandi produzioni di una terra piena di storia, a cura di I. Del Punta e L. Fezzi, III, Firenze 2005