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Le case-torri. Il Campano
Luogo
Il “lodo delle torri” dell’arcivescovo Daiberto.
Sul finire dell’XI secolo il vescovo pisano Daiberto, che successivamente guidò la flotta pisana alla prima crociata e fu eletto patriarca di Gerusalemme, pronunziò un “lodo” (laudamentum), ovvero una sentenza di arbitrato, tra le varie famiglie in lotta per il predominio politico ed economico all’interno della città. Il vescovo, che rappresentava allora la massima autorità non solo spirituale, ma anche politica a livello locale, intervenne dunque come arbitro limitando l’uso militare delle torri e frenando la corsa alla costruzione di torri sempre più alte. Nel documento si proibiva inoltre la costruzione intorno alle torri e alle case-torri di “bertesche” o “berfredi” o di qualsiasi altra struttura in legno che servisse al combattimento. Si trattava di sovrastrutture aggettanti, collocate a livello del tetto, simili a ballatoi e utilizzati a scopo militare, per la difesa e per l’offesa, in particolare per facilitare il lanco di sassi, liquidi ustionanti, dardi e proiettili vari.
Ecco un passo significativc del lodo di Daiberto: “E se ci fosse discordia sulla misura delle torri a causa dell’ubicazione, poichè in qualche luogo una è più alta di un’altra, allora siano adeguate in sommità secondo una linea e nessuno edifichi in legno o in muratura sopra la predetta misura. E se qualcuno tenterà di costruire sopra la misura stabilita, voi lo proibirete con fermezza.”
Evoluzione delle case-torri: dalle torri ai palazzi.
Come abbiamo detto, le case-torri nacquero dalle torri, di cui rappresentarono in un certo senso l’evoluzione verso un modello abitativo-mercantile. Teatro e strumento dei conflitti armati all’interno della città nei secoli a cavallo del Mille, col passare del tempo le torri e le case-torri vennero ampliate, accorpate e abbellite per far fronte alle nuove esigenze dei cittadini, sempre più impegnati in traffici, commerci e imprese artigiane. Nel corso del Trecento si eliminarono progressivamente gli aggetti e gli sporti lignei che le avevano caratterizzate nei secoli precedenti, mentre si tese ad aprire finestre sempre più ampie, ad allargare i portali d’ingresso, a costruire balconi e loggiati. Questa tendenza alla trasformazione delle case-torri in strutture più grandi e più confortevoli cominciò in realtà fin dal Duecento. In altre parole, le case-torri stavano trasformandosi in palazzi. Il cambiamento coincise anche con transizioni di tipo politico e demografico. Tra Due e Trecento si passò, infatti, dal governo comunale alle Signorie, semplificando da un modello di governo repubblicano-oligarchico (con qualche apertura democratica) ad un regime di tipo dittatoriale. Ancor più importanti furono, però, i mutamenti demografici che sconvolsero gli equilibri esistenti nella prima metà del Trecento. La Peste Nera (1346-48) falcidiò la popolazione urbana con tassi di mortalità altissimi, oscillanti tra il 30 e il 60% circa. Di conseguenza, si liberarono molti spazi all’interno delle mura urbane (e anche all’esterno, ma in misura minore), spazi che i sopravvissuti poterono sfruttare più comodamente. La riduzione drastica della densità demografica coincise così con una trasformazione del paesaggio urbano.